NB: Articolo apparso sulla rivista “Pagine Giovani”, anno XLIII, n°172 Maggio-Agosto 2019. All’interno del DOSSIER «SULL’ONDA DEI RICORDI»

Primi ricordi
Il mio primissimo avvicinamento al testo scritto, riconducibile all’infanzia, è avvenuto grazie ai libri a fumetti di Richard Scarry 1, ovvero l’autore di Zigo Zago e di tutti gli altri simpaticissimi personaggi abitanti nella città di Sgobbonia. I suoi racconti, presentati attraverso un intento giocoso ed istruttivo, vennero pensati per insegnare ad essere socievoli, operosi ed indaffarati a svolgere i tanti impegni della vita (non a caso la città è chiamata: “Sgobbonia”). La particolarità dei libri a fumetti di R. Scarry è che, oltre alle storie, erano presenti giochi creativi, quiz, disegni da colorare, ritagliare, incollare addirittura letterine prestampate da spedire agli amici e tantissimi altri lavoretti da realizzare, che coinvolgevano piacevolmente i bambini e le loro famiglie. L’intento dell’autore era appunto quello di realizzare un fumetto in cui adulti e bambini si potessero intrattenere insieme. Il merito indiscusso di questa mia personale passione è da attribuire a mia zia Graziella, la più giovane delle mie zie materne, che al tempo, essendo una ragazza, mi accudiva durante i pomeriggi facendomi giocare e leggendomi appunto le esilaranti storie di Zigo Zago che animavano la mia fantasia. Avendo sempre avuto un’anima artistica ed essendo di professione una sarta, la zia alimentava la mia creatività anche realizzandomi i personaggi in stoffa (lo Zigo Zago di pezza lo conservo ancora). Nello spirito operoso dell’autore, Zigo Zago non lo si acquistava già fatto, ma era possibile autorealizzarselo a casa, seguendo le illustrazioni con ago, bambagia, filo e tessuto! Tra le sezioni dei libri più desiderate dai piccoli e fedeli lettori, erano presenti le pagine di sartoria, che fornivano disegni e indicazioni per realizzare i personaggi. È stato questo il mio primo approccio alle illustrazioni e al libro stampato. Con ingenuo trasporto emotivo ricordo anche le primissime letture autonome e gli eserciziari dei bellissimi compendi dell’ora settimanale di dottrina cattolica in parrocchia 2, con l’inconfondibile copertina dal bordo verde per i 6-8 anni e la copertina con il bordo rosso per gli 8-11 anni; diffusi a partire dagli anni ’80 nelle parrocchie italiane (costantemente aggiornati nel corso degli anni), utilizzati in preparazione ai sacramenti, corredati da racconti semplici ed illustrazioni adatte ai bambini per avvicinarli, formarli, educarli ed appassionarli alla pratica devozionale. Diventato lettore leggermente più consapevole, mi sono appassionato ai classici della letteratura giovanile, che ancora oggi sono gli unici libri che propongo in famiglia, leggendoli nelle versioni ridotte 3 come “storie della buonanotte”. È sottinteso che seguendo le fasi evolutive dei miei figli, mi sono aggiornato sulla letteratura giovanile odierna, poiché quella a cui io ho attinto inizialmente risale e termina alle proposte circolanti negli anni ’80, ovvero per chi come me, nato nel 1976, in quegli anni era appunto bambino.
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1 R. Scarry, Tutti al lavoro, Mondadori, Milano, 1979; R. Scarry, Il libro gioco, Mondadori, Milano, 1980; R. Scarry, Il mio primo libro per aria, Mondadori, Milano 1980.
2 M. Filippi, Catechismo dei fanciulli. Io sono con voi, Conferenza Episcopale Italiana, Roma, 1982; M. Filippi, Catechismo dei fanciulli. Venite con me, Conferenza Episcopale Italiana, Roma, 1984.
3 Collana «Criceti», Salani, Firenze, 1997; collana «Gli Scriccioli», Ed. Nord-Sud, Milano, 2008; collana «Classici Junior», EdiBimbi, Legnano, 2017; collana «Classicini», EL, Trieste, 2016.

Altri incontri narrativi
Durante il mio percorso di lettore, conobbi e sospirai anche per il libro di Edmondo De Amicis 4, ma influenzato, come tutti gli alunni delle scuole elementari di quegli anni, dalla miniserie Rai del 1984 di Luigi Comencini con Johnny Dorelli e, ahimè, dal cartone animato circolante nello stesso periodo 5. Se penso a quegli anni, il trasporto emotivo è decisamente e proprio rivolto soprattutto al libro Cuore (con tanto di fotogrammi tratti dal film) che possiedo ancora, utilizzato dalla maestra a scuola come lettura di gruppo ed occasione di riflessione nonché principale spunto per dettati, temi o compiti in classe. L’iniziale ed ancora acerbo avvicinamento alla lettura, avvenne anche per merito dei romanzi storici, sempre e comunque proposti parallelamente al programma scolastico del 1986, come il Diario di Anna Frank 6, anche se a dir la verità le sfumature di queste circostanze storiche le ho conosciute attraverso il primo libro della Trilogia del Ritorno 7 di Fred Uhlman, con la traduzione di Maria Giulia Castagnone. Ricordo il primo e bellissimo romanzo storico, letto in piena autonomia e non veicolato dalla proposta didattica scolastica, dello scrittore Cesare Dei, correlato dalle illustrazioni di Gastone Rossini 8, per poi passare al secondo di Bianca Pitzorno, con le illustrazioni di Chiara Re 9, scoprire successivamente Alberto Manzi 10 e l’appassionante autrice Giovanna Righini Ricci 11. Ho anche conosciuto la fantascienza giovanile a partire dal 1983 e fino al 1997 tramite tutti i racconti di Norby di Janet Asimov (la moglie di Isaac) 12. Provai in età adolescenziale a leggere i libri del marito, raccolti in monumentali antologie, ma erano troppo fantascientifici per i miei gusti, fitti di molte trame che si dilungavano in lunghe estenuanti spiegazioni su questioni e pseudo teorie di fisica quantistica, spazi temporali od intrecci di complotti politici galattici, misti a complesse intromissioni filosofeggianti di bioetica, bioingegneria, intelligenza artificiale e robot positronici, perciò dopo aver letto alcuni suoi romanzi nell’arco di qualche anno, abbandonai quell’autore, semplicemente perché buona parte dei contenuti dei suoi libri non riuscivo a trasferirli e visualizzarli nella mia mente, quindi mi annoiavano. Questi furono davvero i primi testi, ai quali ne seguirono molti altri, conosciuti durante i soggiorni estivi della mia fanciullezza e preadolescenza a Forte dei Marmi, promossi e recensiti nelle occasioni d’incontro alla manifestazione “La Versiliana”, evento culturale che si teneva d’estate in pineta, verso Pietrasanta, dove nel tardo pomeriggio ero solito recarmi; per i bambini della mia età erano appositamente allestiti spazi di lettura o laboratori ludico-creativi riferiti alla storia che ci veniva narrata o recitata, sempre attinta dal racconto di un libro. Le lunghe estati da giugno a settembre, per ben sette anni, dal 1982 al 1989, praticamente per tutta la durata delle mie scuole dell’obbligo, erano straordinarie occasioni di lettura. Sono della ferma convinzione che durante i mesi estivi i bambini e ragazzi hanno molto più tempo libero e chiunque, anche il più allergico al testo scritto, almeno un libro o due ha occasione di leggerli. Sono inoltre convinto che bisognerebbe trovare il modo di avviare dei soggiorni letterari estivi per bambini e ragazzi. Vere e proprie Colonie e Campi Estivi, come avviene per i soggiorni all’estero promossi per favorire l’apprendimento della lingua inglese nei college anglosassoni, od anche in stile campeggi Scout, oppure sul modello delle settimane organizzate da alcune società sportive come i campi di judo, i corsi di nuoto, corsi di equitazione o come moltissime altre iniziative di soggiorni estivi aventi l’intento di avvicinare i giovani alla natura e all’ecologia.
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4 E. De Amicis, Il libro Cuore, ERI-Giunti Marzocco, Firenze, 1984.
5 Prodotto da Nippocartoon, presentato in 26 puntate a partire dall’anno 1982, con la inconfondibile sigla italiana scritta da Riccardo Zara ed interpretata dal gruppo musicale I cavalieri del Re.
6 A. Vita, Il Diario di Anna Frank, Mondadori, Milano,1959.
7 F. Uhlman, L’amico Ritrovato, Feltrinelli, Milano, 1986.
8 C. Dei, La Via del Sale, Giunti Marzocco, Firenze, 1985.
9 B. Piztorno, La giustizia di Re Salomone, Rusconi, Milano, 1978.
10 A. Manzi, Orzowei, Bompiani, Milano, 1979.
11 G. Righini Ricci, Là dove soffia il mistral, Mondadori, Milano, 1980.
12 J. Asimov, I Segreti di Norby, Mondadori, Milano, 1986.

Incontro con i classici
Ma i testi definiti “classici”, appunto perché sono un modello insuperato e proponibili in qualsiasi tempo mostrandosi sempre attuali, per me sono stati e sono i veri libri per ragazzi e questa considerazione sono certo che accomuni tutti coloro che hanno vissuto l’infanzia negli anni ‘80. Sono stato affascinato dai romanzi di Dickens 13 e quindi ho conosciuto Oliver Twist e, tradotto da Cesare Pavese, David Copperfield (quest’ultimo per me non è “un” ma “il” personaggio di Dickens che più ho amato e nel quale mi sono sempre identificato); ho apprezzato e sono stato stimolato da tutte le opere di Marc Twain 14, Jack London 15, Rudyard Kipling 16, Robert Louis Stevenson 17. È anche per questo che durante il mio percorso universitario, avendo studiato i libri del prof. Angelo Nobile 18, mi sono appassionato ed ho aderito immediatamente alle sue considerazioni critiche, scoprendo la rivista «Pagine Giovani», poiché tutto questo mondo fa parte dell’iter letterario che ha avviato la mia formazione umana. Mi sono imbattuto anche in Gilbert Keith Chesterton, conosciuto a metà anni ’90 attraverso Le avventure di un uomo vivo 19, traduzione di Emilio Cecchi, letto contemporaneamente ad un romanzo di Robert Hugh Benson 20, tradotto da Paola Eletta Leoni. Di Chesterton per un po’ ho letto anche altre sue opere, conosciute inizialmente attraverso una bella e corposa raccolta letteraria 21, ma poi lo abbandonai pur mantenendone un buon ricordo.

Libri che non ho amato
Devo ammettere che non tutti i libri giovanili mi hanno appassionato: con la frequentazione alla lettura e il conseguente affinamento del giudizio critico, ci sono stati testi che ho amato, ma anche altri che ho apprezzato meno. Ho detestato Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry 22, con prefazione di Nico Orengo. A mio avviso è un libro che non permette l’avvicinamento alla lettura, non può essere letto in autonomia dal bambino, e neppure dal preadolescente, perché per comprenderne a pieno i sottili passi filosofici, c’è bisogno di un lavoro di spiegazione e decodifica necessariamente impartite dall’insegnante. Ragionandoci, sono dell’idea che è sempre quel “piccolo” che inganna! Alcuni testi, in particolare due di Hermann Hesse 23, altro autore che apprezzo, ma che ho conosciuto in età adulta, potrebbero essere impropriamente annoverati tra i libri per ragazzi, come ad esempio Favola d’amore e soprattutto Siddharta. Il primo per il fatto che nel titolo è presente la parola “favola”, e perché trattasi di un manoscritto, illustrato dallo stesso autore, che propone un racconto fantasioso, poeticometaforico del suo vissuto. Mentre, citando Siddharta, libro inequivocabilmente per adulti, se l’autore l’avesse intitolato “Il Piccolo Siddharta”, il fraintendimento sarebbe stato ovvio, come per Il Piccolo Principe, poiché narra l’avventura di un giovane indiano (appunto Siddharta) che, accompagnato dall’amico d’infanzia Govinda, cerca di trovare, attraverso diverse vicissitudini ed incontrando una ricca e varia umanità, la “sua strada”.
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13 E. Dickens, David Copperfield, Einaudi, Milano, 1948; E. Dickens, Oliver Twist, Edizioni dell’Albero, Torino, 1966.
14 M. Twain, Le avventure di Tom Sawyer, Corticelli, Milano, 1939; M.Twain, Le avventure di Huckleberry Finn, Mondadori, Milano, 1981.
15 J. London, Il richiamo della foresta, Mondadori, Milano, 1981; J. London, Zanna Bianca, Giunti, Firenze, 1981.
16 R. Kipling, Kim, Mondadori, Milano, 1986; R. Kipling, Il Libro della Giungla, Boschi, Milano, 1957; R. Kipling, Capitani coraggiosi, GiuntiMarzocco, Firenze, 1988.
17 R. L. Stevenson, L’isola del Tesoro, Fabbri, 1952.
18 A. Nobile, Lettura e formazione umana, La Scuola, Brescia, 2014; A. Nobile, D. Giancane, C. Marini, Letteratura per l’infanzia e l’adolescenza. Storia e critica pedagogica, La Scuola, Brescia, 2011; A. Nobile, Il pregiudizio, La Scuola, Brescia, 2014; A. Nobile, Letteratura giovanile. Da Pinocchio a Peppa Pig, La Scuola, Brescia, 2015. Per mia formazione ho anche letto altri suoi saggi, tra cui Gioco e infanzia (La Scuola, Brescia, 1994); Marino Cassini, scrittore per ragazzi, animatore, critico e saggista (ed.), Liguori, Napoli, 2011; Pedagogia della letteratura giovanile (ed.), Morcelliana, Brescia, 2017 e Questioni di letteratura giovanile (ed.), Anicia, Roma, 2019.
19 G. K. Chesterton, Le avventure di un uomo vivo, Mondadori, Milano, 1981.
20 R. H. Benson, Il Padrone del mondo, Jaca Book, Milano,1987.
21 E. Cecchi, G.K. Chesterton. Opere Scelte, Casini, Roma, 1987.
22 A. de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe, Bompiani, Milano, 1994.
23 H. Hesse, Favola d’amore. Trasformazioni di Pictor, ed. Stampa Alternativa, Roma, 1981; H. Hesse, Siddharta, Feltrinelli, Milano, 1985.

Ho sempre reputato irritante il diffuso personaggio letterario di Astrid Lindgren 24: Pippi; la ritenevo un personaggio inverosimile, che viveva da sola con un cavallo ed una scimmietta, irrispettosa degli adulti e che amministrava il denaro, lasciatogli a disposizione dall’improbabile ed a mio avviso irresponsabile assente padre pirata, senza parsimonia, né criterio. Ero anche preoccupato per i due suoi garbati amici di buona famiglia di nome Tommy e Annika che assorbivano l’influsso negativo e diseducativo della stravagante Pippi. Già allora nella mia mente di bambino, mi domandavo come mai i servizi sociali non se ne fossero fatti carico!

Libri caduti nell’oblio
In generale i libri fantasy 25 in circolazione durante i miei anni giovanili, li leggiucchiavo, ma mi lasciavano poco. L’esplosione del genere, negli anni Novanta, non era ancora avvenuta. Mi capita di riflettere su un fatto curioso, ovvero che nella maggior parte dei casi i classici per ragazzi non circolano più negli ambienti scolastici e neppure vengono proposti dalla maggior parte degli insegnanti. Se cito ad esempio il romanzo I ragazzi della Via Pal 26 di Molnàr, diffusissimo tra le proposte giovanili della letteratura scolastica degli anni ’80, verrebbe da dire: «e chi non lo conosce!», oppure «e chi non se lo ricorda?». Gli insegnanti ce lo proponevano allo sfinimento! Invece mi sono accorto che se lo cito agli attuali adolescenti e addirittura agli studenti universitari sino ai trentenni, non sanno neppure di cosa si stia parlando. Da esperienze personali e confronto con colleghi di lavoro, che attualmente hanno poco meno di trent’anni, mi stupisco spesso nel constatare che non conoscono neanche Pinocchio 27, cioè sanno che è il burattino con il naso lungo che diceva le bugie, ma non hanno idea di come si sviluppi la storia e a fatica sanno dirmi che lo ha scritto Collodi e che è toscano. In tempi recenti, alcuni colleghi, dopo la mia rivelazione, scoprendolo mi hanno detto: «Ecco perché quando ci si reca a Pisa ci sono moltissimi souvenir con Pinocchio, la Torre e la Vespa Piaggio: provengono dallo stesso territorio!». Alcuni sono addirittura convinti che Pinocchio sia napoletano e tendono a confonderlo con Pulcinella o peggio ancora, con il veneto Arlecchino, anch’esso considerato meridionale! Questi ultimi, sono personaggi della Commedia dell’arte e certo non protagonisti della letteratura giovanile, ma a quanto pare per le giovani generazioni digitalizzate, non è così ovvio! Se parlo di Cipì di Mario Lodi 28, utilizzatissimo nelle prime letture in classe, solamente chi come me è stato bambino, tra il 1982 e il 1985, ovvero chi frequentava i primi anni della scuola elementare, lo conosce e anche se non è un esperto del settore, ne ha comunque un vago ricordo, ma per tutti gli altri è vuoto totale! Sconosciuto anche da parte di molti miei concittadini, ed a mio avviso questo è ancora più grave, poiché Mario Lodi era un cremonese abitante in un paesino di provincia a circa 20 km da Cremona, verso Mantova. Mi permetto di esternare queste considerazioni non per ostentare le mie sommarie conoscenze e per critica verso presunte ignoranze, poiché sono consapevole che anch’io non conosco tutto e sono disinformato su molti altri aspetti culturali: sono solamente stupito che queste informazioni erano un patrimonio scolastico comune e scontato quando ero bambino mentre ora sono informazioni pressoché sconosciute.

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24 A. Lindgren Pippi Calzelunghe, Vallecchi, Firenze, 1970
25 J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Rusconi, Milano 1971; M. Ende, La storia infinita, Longanesi, Milano,1981.
26 F. Molnàr, I ragazzi della Via Pal, Einaudi, Milano, 1985.
27 C. Collodi, Pinocchio, Feltrinelli, Milano, 1972.
28 M. Lodi, Cipì, Einaudi, Milano, 1972.

Tra avventure, giornalini, fumetti e cartoon
Tornando al finire degli anni ’80, personalmente sono stato rapito da tutte le opere di Jules Verne e dalle caratteristiche dei suoi personaggi, forse anche per il fatto che nella bibliotechina scolastica da me frequentata, a differenza dei libri degli altri scrittori, erano presenti tutte le sue opere collocate ordinatamente ed era l’autore che aveva i volumi più curati, ma devo anche precisare che erano quelli disposti a vista ed ad altezza di bambino, quindi facilmente accessibili. Di Salgari ho letto solo un’opera del ciclo del Far West 29. Ricordo che era ambientato tra le immense praterie americane ed incentrato sulle battaglie tra i “visi pallidi”, capitanati dal colonnello Devandel, e gli indiani, con la figura dominante di Yalla, figlia del capo Sioux, bellissima ma terribilmente vendicativa, per essere stata abbandonata dal colonnello, che era stato costretto a sposarla per avere salva la vita. Questo romanzo, grazie al quale conobbi la storia (seppur romanzata), i personaggi chiave e le ragioni della conquista dell’Ovest, mi accostò anche con alcuni ingenui interrogativi alla lingua inglese, in quanto, essendo bambino, non capivo perché nel testo si parlasse di ovest, anziché di est, come era scritto in copertina, scoprendo successivamente che in inglese Est si traduce con East ed Ovest con West. La lettura mi appassionò, ma l’autore mi rimase un po’ antipatico, perché i suoi romanzi, seppur disposti ordinatamente, si trovavano in uno scaffale difficilmente accessibile e chi come me da bambino soffriva di vertigini, non si sarebbe mai azzardato ad arrampicarsi sulla scalettina barcollante della biblioteca, esporsi ed allungare il braccio per afferrare i libri di Salgari! E poi tra l’altro ridiscendere tenendosi ancorato con una mano sola alla scaletta, perché con l’altra era occupato a tener saldo il libro. Sono stato un lettore dei fumetti di Schulz (Snoopy) e di René Goscinny e Albert Uderzo (Asterix) e mi faceva sganasciare dalle risate l’esilarante fumetto La Stefy di Grazia Nidasio apparso sul «Corriere dei Piccoli» per tutta la durata del mio periodo di frequenza delle scuole elementari e medie (intorno al 1990 questo fumetto è sparito dalla circolazione). Ovviamente, contemporaneamente a questi fumetti, non ero indifferente al giornalino Topolino della Walt Disney, che è sempre stata una diffusissima proposta commerciale a scadenza settimanale. Ma in Italia circolavano anche i diffusissimi fumetti della Casa Editrice Bianconi, realizzati da autori come Giorgio Rebuffi, Alberico Motta, Pierluigi Sangalli, Sandro Dossi, Giovan Battista Carpi. Questo editore promosse sul territorio italiano anche diversi fumetti statunitensi come Tom & Jerry, Braccio di Ferro, Poldo ed il gatto Felix, che rispetto al prodotto disneyano erano meno diffusi e meno costosi (500 lire anziché 1200 lire). Negli anni ‘80 era frequente vedere i bambini come me sfogliare anche queste proposte fumettistiche di minor valore che si trovavano nelle edicole ad un prezzo stracciato, perché spesso inserite nelle famose “buste regalo”. Talvolta si trattava di numeri vecchi anche di qualche anno, non diffusi o rimasti indistribuiti dall’editore, quali: Miao (di questo in particolare ricordo a memoria la scritta che appariva in copertina: Pubblicazione sotto gli auspici dell’Istituto di Pedagogia dell’Università di Roma. Riconosciuta pubblicazione di valore culturale dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri!); oppure altri albi fumettistici, nel tipico formato 13,5×18,5 cm, quali: Geppo, Soldino, Provolino, Nonna Abelarda, Tiramolla, Tarzanetto, Volpetto, Chico, Pepito, Mago Merlotto, Big Robot, Il Gigante Grissino e Bongo. C’era anche Tex Willer della scuderia Bonelli di Milano: quasi tutti i miei coetanei ne hanno letto allora almeno un numero (sinceramente io preferivo Zagor), magari prendendo i numeri datati degli anni ’60 o ’70 del papà, trovati in qualche cassetto, come è capitato a me. Al pari di Tex, anche Diabolik o Alan Ford, sempre della casa editrice Bonelli, era possibile trovarli sparsi qua e là negli armadietti, nei comodini o tra gli scaffali delle case di amici e conoscenti: questi ultimi due fumetti li ho leggiucchiati, ma non hanno catalizzato per niente il mio interesse di lettore.

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29 E. Salgari, Sulle frontiere del Far West, Mursia, Milano, 1973.

Invece ricordo che nel 1982 le ragazzine amavano la storia a fumetti di Candy Candy, in circolazione dal 1975, edita in bianco e nero oppure in volumi a colori e scritta dall’autrice giapponese Yumiko Igarashi, che è anche creatrice di un’altra storia a fumetti, di stampo femminile, edita nel 1983, dal titolo Georgie (anche se a dir la verità quest’ultimo capolavoro noi occidentali l’abbiamo conosciuto più che altro tramite il cartone animato in circolazione sulle reti commerciali private). Ma Candy Candy, prima d’essere proposta in televisione, aveva già avuto grandissimo successo nelle librerie. Mia sorella Nadia era una fedele lettrice di questo personaggio e conserva ancora l’intera collezione della casa editrice Fabbri editori di Milano. Sociologicamente in Italia Candy Candy contribuì a un cambiamento della morale comune, ritengo che fu a tutti gli effetti un “fenomeno d’emancipazione di costume”. Prima di tutto perché si trattava di una novità esclusiva, che fece del fumetto di stampo femminile un fenomeno di massa (prima di allora le ragazzine si dovevano accontentare di fumetti con storie e personaggi maschili, prettamente comici, avventurosi e temerari, ma di certo non sentimentali). La sua storia fece sospirare e piangere milioni e milioni di ragazzine preadolescenti, nonché impallidire molti benpensanti, insegnanti e genitori, per la scena “del bacio” tra Candy e Terence e per tutte le tematiche del precoce innamoramento, dell’attrazione preadolescenziale, che senza girarci troppo intorno, per la sensibilità e morale dell’epoca erano tabù.

Letteratura motociclistica
La moto, indiscutibilmente una mia passione, trasmessami da mio padre, stranamente è sempre stata associata alla letteratura. In età preadolescenziale e adolescenziale ho letto voracemente le riviste mensili: MotoSprint, Tuttomoto, Motociclismo e La Moto. Tramite queste riviste conobbi i fumetti di stampo motociclistico, imbattendomi anche nella lettura del manga cyberpunk giapponese, sempre con a tema le due ruote, Akira di Katsuhiro Otomo, e del provocatorio fumetto francese Joe Bar di S. Deteindre e C. Debarre. Aderente a questo filone, conobbi anche libri di letteratura motociclistica da viaggio 30, sino a poter leggere il leggendario libro, capostipite di tutti i generi motociclistici, scritto nel 1931 da E. jr Fulton 31 giunto in Italia dopo il 2000. Negli anni proseguii a leggerne moltissimi altri, cercandoli quasi maniacalmente con metodo nelle librerie e nelle biblioteche, assumendo l’atteggiamento appassionato di un aspirante pseudo ricercatore sino a giungere addirittura a parlarne nella tesi di laurea e in un certo senso coronando il mio sogno di mettere ordine e dare un senso a tutti gli anni di ricerca e conoscenza della letteratura che circonda il mondo motociclistico; è anche per questo che sono molto grato al prof. Angelo Nobile, per avermi assecondato nella scelta dell’argomento della mia tesi di laurea. Inutile negare che, terminate le scuole dell’obbligo, i giovani scolari si cimentano prevalentemente con le letture suggerite e in qualche caso imposte dai docenti di italiano dei licei e degli istituti tecnici o professionali.
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30 T. Simon I viaggi di Jupiter, Longanesi, Milano, 1981; W. Least Heat-Moon, Strade blu un viaggio dentro l’America, Einaudi, Torino, 1988; R. M. Pirsig, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, Adelphi, Milano, 1990; R. G. Bettinelli, In Vespa. Da Roma a Saigon, Feltrinelli, Milano, 1997.
31 E. jr Fulton, One man caravan, Eliot, Roma, 2004.

Letture scolastiche
Tra le esperienze di letture che hanno concorso alla mia formazione culturale e umana, come non citare le opere di Jacopone da Todi, Guittone d’Arezzo, Cavalcante, Dante, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli, Ariosto, Tasso, Goldoni, Parini, Alfieri, Manzoni, Foscolo, Leopardi, Verga, Carducci, Pascoli, D’Annunzio, Pirandello, Saba, Ungaretti, Montale, Moravia, Morante, Pascoli, Carducci, Italo Calvino, conosciuti tra i banchi di scuola, in parte dimenticati, ma che se spolverati ritornano facilmente alla memoria? Il solo ricordarli classificandoli per il diverso stile letterario, o solamente in ordine cronologico temporale, ritengo sia un successo per la scuola. Non è quindi da escludere dalla lista dei libri d’esordio letterario il completo ed articolato manuale scolastico (in uso tra gli studenti a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 e che li ha formati sino all’esame di maturità) intitolato Guida al Novecento, di Salvatore Guglielmino, edizioni Principato, Milano; dal 1970 al 1999 è stato costantemente aggiornato attraverso varie edizioni, nonché chiamato affettuosamente dagli alunni semplicemente come «il Guglielmino». Questo manuale scolastico di letteratura italiana, tra i più diffusi e longevi, permise ai grandi scrittori d’essere amati-odiati a causa dell’ansia del rendimento scolastico, della verifica scritta o dell’interrogazione orale. Sondando tra i ricordi scolastici di alcuni miei coetanei, intorno agli anni ’90, soprattutto negli istituti tecnici e negli istituti professionali, si rinvigoriva, si accendeva o si scopriva la passione per la letteratura attraverso le lezioni rivoluzionarie di qualche insegnante nostalgico del ’68, che proponeva in classe testi di denuncia sociale 32, ma anche attraverso la lettura dell’imponente opera (più di mille pagine) I misteri di Parigi di Eugène Sue (della quale mi piace ricordare la prefazione di Umberto Eco, edizioni BUR, del 2007), con una miriade di personaggi, innumerevoli colpi di scena, agnizioni, ed un intreccio narrativo che lasciava senza fiato! Tutti testi che ho conosciuto tramite il passaparola dei coetanei e che ho letteralmente divorato. Ma aldilà delle proposte circolanti nelle aule scolastiche, in quei sopraggiunti anni ’90 cosa leggevano autonomamente o trovavano in libreria gli adolescenti, che come me, negli anni ’80 erano stati alle elementari e avevano avuto il privilegio d’essere stati educati dagli ancora rigorosi maestri unici delle scuole elementari di vecchio stampo, che conoscevano i classici della letteratura giovanile?

Libri cult giovanili
Durante il periodo della irrequietezza adolescenziale, cosa si poteva trovare autonomamente in libreria? Primi fra tutti sono da citare i cosiddetti “libri games”, che per i preadolescenti del tempo rappresentarono vere e proprie manie. Questi testi, diffusissimi tra il 1985 il 1995, erano opere narrative che presentavano possibili bivi alternativi alla storia mediante l’uso di paragrafi e pagine numerate. Ogni percorso previsto condizionava e portava ad incontrare diversi personaggi, diversi svolgimenti della trama e diversi finali. Erano veri e propri libri gioco; le trame in genere erano prevalentemente aderenti allo stile fantasy, ma erano anche ricorrenti temi storici, mitologici, fantascientifici, gialli e horror intrecciati fra loro. L’unico librogame da me letto 33 intorno al 1989, ovvero quello commercialmente più diffuso a partire dal 1985, era il primo volume di una mastodontica collana intitolata Lupo Solitario, scritta da Joe Dever e illustrata da Gary Chalk, inizialmente diffusa nel 1984 nel mondo anglosassone, e poi tradotta in Italia l’anno successivo. Ricordo che oltre ai numerosi colpi di scena della trama, le copertine, le illustrazioni e le rilegature erano curatissime. Maneggiare quel libro era estremamente divertente, perché per poter proseguire nella storia in alcuni punti era necessario lanciare i dadi (in talune versioni erano presenti due dadi da scegliere disegnati nell’angolo di ogni pagina) e volendo il libro lo si poteva rileggere scoprendo sempre personaggi e finali differenti. Quindi in un solo colpo non si acquistava un libro ma diversi (ed effettivamente erano prodotti editoriali costosi).
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32 G. Ledda, Padre Padrone. L’educazione di un pastore, Feltrinelli, Milano, 1975; A. J. Cronin, E le stelle stanno a guardare, Bompiani, Milano, 1937; Don Milani, Lettera ad una professoressa, ed. Fiorentina, Firenze, 1967.
33 J. Dever, I Signori delle Tenebre, E. Elle, Trieste, 1985.

Proseguendo nei ricordi letterari dell’ultimo decennio del secolo scorso, un successo inaudito ha rappresentato il libro Jack Frusciante è uscito dal Gruppo 34: gli adolescenti ne erano letteralmente ammaliati. Questo romanzo si ispira ad un fatto realmente accaduto (quando Jack Frusciante, chitarrista della band musicale degli Hot Chili Peppers, lascia inaspettatamente il complesso musicale all’apice del successo) e racconta una bella storia ambientata a Bologna nel 1992, in cui si intrecciano musica, amori adolescenziali ed insicurezze verso gli aspetti relazionali, sentimentali, emotivi tipici di questa età. Vero e proprio caso letterario, da questo libro è stato tratto un film negli anni successivi. Sono gli anni in cui escono nelle librerie pochi ma incisivi bestseller con milioni di copie vendute che segneranno il pensiero degli anni ‘90 35: alcuni edificanti, altri da definirsi antologie cult dell’umorismo, non tralasciando quelli di genere thriller psicologico, in stile Dottor Jekyll e Mister Hyde.

I libri horror
Sul finire degli anni ’80 e sino alla prima metà degli anni ’90 esplose la moda del gotico, del cupo e del tenebroso con la proposta dei libri horror. Ricordo che questo genere narrativo catturò letteralmente gli animi irrequieti degli adolescenti. Nel primo quinquennio degli anni ’90 non c’era adolescente che non avesse osannato o che non si fosse vantato di leggere le opere di Stephen King, il quale ha scritto dei racconti horror thriller psicologici, che catturavano letteralmente la mente fagocitando il lettore nella trama ed attraendolo sino alla conclusione. Di questo scrittore personalmente, da adolescente, trainato dall’entusiasmo contagioso del gruppo dei coetanei, ricordo in particolare d’aver letto con terrificante trasporto Le notti di Salem, Bompiani, Milano, 1994. Il protagonista, Ben Mears, uno scrittore di successo cresciuto nell’immaginaria cittadina americana di Jerusalem’s Lot, nel tranquillo stato confederato del Maine, ritorna nella città natale 25 anni dopo, e come in tutte le storie di King la tranquillità di questo apparente monotono e scontato contesto provinciale nasconde delle spaventose ed agghiaccianti vicende celate in orripilanti e omertosi segreti, nelle cui trame non sono esenti i vampiri. La febbre di Stephen King si era diffusa a seguito della trasposizione cinematografica delle sue opere che appunto in quegli anni spopolava, ma è doveroso sottolineare che tutti i sedicenni di allora erano concordi nell’affermare che i libri di Stephen King non erano neppur lontanamente paragonabili alle pellicole cinematografiche, queste ultime tassativamente snobbate e considerate dai giovanissimi lettori uno scempio ed una offesa al testo scritto. Infatti, grazie al passaparola, all’entusiasmo contagioso, ai numerosi commenti ed accenni dei racconti presenti delle orrorifiche trame da parte del gruppo degli amici, anche coloro che per natura erano allergici alla lettura, scoprivano di apprezzare senza alcun dubbio i romanzi di Stephen King, e convenivano che erano decisamente più coinvolgenti e fascinatori rispetto ai film. Forse queste ultime letture possono essere ritenute discutibili e, a seconda dei punti di vista, anche diseducative. Sinceramente non ne vado fiero, e spesso non le menziono tra le mie letture, ma comunque mi piace ricordarle come occasioni di scoperta di nuovi temi e modalità di scrittura, ed opportunità di conoscenza e di affinamento del giudizio critico. Risultavano comunque una valida alternativa ai dilaganti spettacoli televisivi di lottatori di Wrestling (tanto in voga in quegli anni) o alle prime manie indirizzate ai videogiochi fruibili tramite le console dei primi personal computer casalinghi come il Commodore 64, l’Atari 2600, l’Amiga 1000, o del Game Boy Nintendo.
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34 E. Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Baldini & Castoldi, Milano, 1994.
35 M. D’Orta, Io speriamo che me la cavo, Mondadori, Milano, 1990; B.E. Ellis, America Psycho, Bompiani, Milano, 1991; M. Molinari, Anche nel loro piccolo le formiche s’incazzano, Mondadori, Milano, 1993; I. Welsh,Trainspotting, Guanda, Milano, 1993; S. Tamaro, Va dove ti porta il cuore, Baldini & Castoldi, Milano, 1994; C. Palahniuk, Fight Club, Mondadori, Milano, 1996; C. Lucarelli, Almost Blue, Einaudi, Milano, 1997.


Comunque, la mia formazione è stata accompagnata e scandita da queste letture e da altre che limiti di spazio non mi consentono di menzionare; tutte, sia pure in misura differenziata, hanno contribuito a plasmare la mia personalità e a fare di me quello che sono oggi.

Fabio Bianchi