Alessia Sorgente, Gennaro Splenito
Gli echi pedagogici della letteratura tra musica classica e rap
Edizioni Sinestesie, Avellino, 2018.
Con l’ introduzione di Leonardo Acone https://www.facebook.com/Leonardo-Acone-121622678031816/

Il libro in formato ebook
è possibile scaricarlo gratuitamente, collegandosi sul web http://elea.unisa.it/handle/10556/3130
alla Collana La libreria di Stardi 
attingendo all’archivio aperto dell’Università degli Studi di Salerno.

Il volume, che raccoglie i saggi di Alessia Sorgente e Gennaro Splenito, indaga il complesso quanto magico rapporto tra i mondi paralleli della fiaba e dell’infanzia, i quali si intrecciano in una relazione nata nella notte dei tempi, che consente al testo fiabesco di sopravvivere ed essere ricordato come primordiale racconto dell’umanità. Il libro, inoltre, studia l’intersezione tra letteratura, infanzia e musica, con particolare riferimento a musica classica e rap, due generi molto lontani, quasi in conflitto: l’uno composto di puri suoni significanti, l’altro di versi densi di parole. Il presente studio, pertanto, può essere considerato un coraggioso attraversamento, che trova punto d’incontro e connessione nella narrazione fiabesca, primigenia madre di tutti i racconti. Da Čajkovskij a Jovanotti, da Rachmaninov a Sfera Ebbasta, la musica è uno degli ultimi baluardi cui aggrapparsi per costruire identità pienamente consapevoli. La sua salvifica potenza educativa si rivolge tanto all’infanzia che alla preadolescenza, età in cui non ci si lascia più ingannare dalle buone illusioni delle fiabe e che, pertanto, richiede codici narrativi alternativi e meno tradizionali.

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CURIOSITÀ di Fabio Bianchi
La Collana Libreria di Stardi, prende il nome da uno dei personaggi, del romanzo per ragazzi Cuore, scritto da Edmondo De Amicis, pubblicato nel 1886. Si tratta dei racconti del diario scolastico di uno scolaro di terza elementare, durante lo svolgersi del proprio anno scolastico. Precisamente dal 17 ottobre 1881 al 10 luglio 1882: ogni capitolo riporta la data del giorno e un titolo riferito al tema trattato. Il compagno di scuola Stardi, è la figura emblematica dello studente che, pur senza grandi doti di intelligenza, riesce ad ottenere ottimi voti con uno straordinario impegno nello studio.

Tratto dal romanzo Cuore, nel capitolo del 4 gennaio 1882:
La libreria di Stardi

Sono andato da Stardi, che sta di casa in faccia alla scuola, e ho provato invidia davvero a veder la sua libreria. Non è mica ricco, non può comprar molti libri; ma egli conserva con gran cura i suoi libri di scuola, e quelli che gli regalano i parenti, e tutti i soldi che gli danno, li mette da parte e li spende dal libraio: in questo modo s’è già messo insieme una piccola biblioteca, e quando suo padre s’è accorto che aveva quella passione, gli ha comperato un bello scaffale di noce con la tendina verde, e gli ha fatto legare quasi tutti i volumi coi colori che piacevano a lui. Così ora egli tira un cordoncino, la tenda verde scorre via e si vedono tre file di libri d’ogni colore, tutti in ordine, lucidi, coi titoli dorati sulle coste; dei libri di racconti, di viaggi e di poesie; e anche illustrati. Ed egli sa combinar bene i colori, mette i volumi bianchi accanto ai rossi, i gialli accanto ai neri, gli azzurri accanto ai bianchi, in maniera che si vedan di lontano e facciano bella figura; e si diverte poi a variare le combinazioni. S’è fatto il suo catalogo. È come un bibliotecario. Sempre sta attorno ai suoi libri, a spolverarli, a sfogliarli, a esaminare le legature; bisogna vedere con che cura gli apre, con quelle sue mani corte e grosse, soffiando tra le pagine: paiono ancora tutti nuovi. Io che ho sciupato tutti i miei! Per lui, ad ogni nuovo libro che compera, è una festa a lisciarlo, a metterlo al posto e a riprenderlo per guardarlo per tutti i versi e a covarselo come un tesoro. Non m’ha fatto veder altro in un’ora. Aveva male agli occhi dal gran leggere. A un certo momento passò nella stanza suo padre, che è grosso e tozzo come lui, con un testone come il suo, e gli diede due o tre manate sulla nuca, dicendomi con quel vocione: – Che ne dici, eh, di questa testaccia di bronzo? E una testaccia che riuscirà a qualcosa, te lo assicuro io! – E Stardi socchiudeva gli occhi sotto quelle ruvide carezze come un grosso cane da caccia. Io non so; non osavo scherzare con lui; non mi pareva vero che avesse solamente un anno più di me, e quando mi disse – A rivederci – sull’uscio, con quella faccia che par sempre imbronciata, poco mancò che gli rispondessi: – La riverisco – come a un uomo. Io lo dissi poi a mio padre, a casa: – Non capisco, Stardi non ha ingegno, non ha belle maniere, è una figura quasi buffa; eppure mi mette soggezione. – E mio padre rispose: – È perché ha carattere. – Ed io soggiunsi: – In un’ora che son stato con lui non ha pronunciato cinquanta parole, non m’ha mostrato un giocattolo, non ha riso una volta; eppure ci son stato volentieri. – E mio padre rispose: – È perché lo stimi.